La prima volta che li vidi, e ne sentii parlare, fu l’anno scorso. Ne parlavano come della nuova rivoluzione scienza/tecnica del fashion estivo, una specie di ciclone che avrebbe fatto fuori tutto il prima –e allontanato di un decennio il dopo. Compravo un paio di bermuda in un negozio, li vidi nei piedi ad una tizia e non pensai più di tanto alle sinistre affermazioni di lei e del venditore che osservava ammirato. La mia prima esperienza con la moda comoda è stata dalle parti dei Ranger (me la sto rivendendo). Ricordi i tempi del grunge? Io ho trent’anni, li ricordo per forza. Vestivamo TUTTI UGUALI, a parte gli emarginati e le puttanelle che si cagavano troppo Ambra A. Era una cosa scientifica. Della camicia a quadrettoni dicevano tutti di averla compra sei anni prima (palesemente falso), dei jeans strappati dicevano che s’erano strappati per conto loro. Degli anfibi Ranger con punta di ferro rigida, che manco t’avessero dato sei giorni di rigore in tempi di pace al liceo scientifico, “sai non è neanche per moda, è che sono comodissimi”. La veridicità non è contemplata in questo genere di discorsi, conta quasi solo il tono della voce. Non che qualcuno potesse pretendere di legare il concetto di comodità ai Ranger, ma hai capito che intendo. Di seguito il mondo s’è fatto bestiale e solipsista, io mi sono fatto un’opinione sulle cose e ho deciso di abbandonare il trendismo totale del cappotto da esser bomber a chiodo a montgomery a eskimo a giaccone tecnico da sci a parka –magari non in questo ordine esatto- per buttarmi su una sorta di (opinabile, anzi proprio aperto oggetto di derisione da parte di alcuni coetanei meno illuminati) stile personale. Qualcosa che sapesse di hip hop ma non ne abbracciasse il pesantissimo fardello dello street style oversize di tendenza che passava per quelle marche (le conoscete) e per l’unico paio di negozi che a Cesena le trattavano, roba da pulire il conto in banca dei miei genitori in cambio di un alto profilo nelle serate al Vidia. Non è il punto, ma per dire dell’atteggiamento. Essere sempre un po’ trasversale nelle tendenze, non abbracciarle per scelta non significa rifiutarle a priori in fin dei conti. Di tanto in tanto andava bene mollare, che so, le adidas alte da pallacanestro fabbricate l’anno in cui eri nato per farti un paio di orribili airwalk scamosciate. Ma anche no. Non tutto fa brodo ma tutto ciò che fa brodo entra nel brodo. Quando è iniziata la rincorsa alla ciabatta estiva di tendenza? Secondo me dalle parti del ’95. Prima le ciabatte erano una specie di male necessario, funzionavano come una specie di compartimento stagno dell’esistenza per persone che avevano desideri specifici e dovevano esaudirli nel minor tempo possibile. Parlo dei maschi, ovviamente: la ciabatta da piscina era appannaggio del peggior vecchiaccio che se ne stava a ber bianchetti alle due del pomeriggio al bar dello Sport, l’infradito in genere aveva scritto qualcosa di inquietante tipo Gattapelata Sporting Club e veniva schifato pure dai vecchiacci di cui sopra. Poi pian piano le cose tornano alla luce. La prima allucinazione collettiva? Quei cazzo di sandalini mezzo tecnici e mezzo vaffanculo che Reef –o chi per essa- aveva deciso di rendere supertrendy in un’estate dei miei più o meno vent’anni. Tre lacci di cotone a sessantamila lire, e si rompevano pure. Nere, e a me nei piedi stavano di merda (ci soffrivo, ma ho i piedi piccoli e questo è). Poi l’infradito è iniziato a diventare la cosa più cool in circolazione. Ho sempre avuto un debole per l’infradito, anche quando l’uomo del monte lo schifava. E infradito secondo me è un sostantivo maschile. Nondimeno: il prossimo passo era fin troppo prevedibile: ciabattine di moda tagliate su misura sul senso lumpenproletariat del fighetto-tipo che infesta le strade della riviera romagnola e da lì si espande alla conquista del mondo. Ciabattoni scavati alla peggio. Insomma, tutto l’armamentario. Io personalmente ho deciso di fermarmi all’infradito almeno finchè i ciabattoni grezzi da piscina non si decideranno a tornar di moda (possibilmente all-white). Nel frattempo voi potete continuare a cazzeggiare con i vostri birkenstock in attesa di un domani migliore L’unico mio sgarro alla regola era stato il possesso (non a fini di spaccio) di un paio di quelli che tutti conoscono come fly flot (un transfert che identifica un modello con il marchio, simile alla maniera in cui kleenex diventa sinonimo di fazzoletto o coca cola è un particolare gusto più che una multinazionale) o più affettuosamente come le ciabatte dell’infermiera. Che sono la cosa più comoda al mondo a parte farsi fare un pompino, fermo restando che creano grossi problemi se le usi per correre una staffetta 4×400 o peggio ancora per guidare (e sì, secondo me è abbastanza giusto che il poliziotto di turno ti tiri il cazziatone se guidi con le ciabatte. Mai provato a guidare scalzi o coi calzini? È bellissimo). Le ciabatte dell’infermiera, comunque, non sono mai state e non saranno mai trendy. Ecco spiegati gli sguardi sbigottiti di chi mi vedeva arrivare in spiaggia con quei cosi bianchi senza alcuna vergogna né speranza di redenzione. C’è una ditta, tuttavia, che ha investito in maniera un po’ simile a quella di Orlando Bloom in Elizabethtown nella ricerca del perfetto concetto di ciabatta applicato ai nostri tempi. Nel film in questione la cosa s’era risolta in un flop (non è uno spoiler, sia chiaro), mentre l’azienda in questione viaggia oggi a gonfie vele tra mercati azionari pieni di squali et similia. Il punto è creare un modello iper-pauperista che abbia in sé le caratteristiche goliardiche di una scarpa da skate di seconda generazione mischiata con le esigenze clownesche dell’estate italiana, già sancita dal successo incontrastato e/o inconfutabile delle hawaianas multicolore, incentrata sull’accoppiamento perfetto tra estrema leggerezza della ciabatta (anche più di una hawaianas, che come peso specifico comunque non scherza un cazzo) e imitazione della versatile comodità di una ciabatta dell’infermiera, senza dimenticare il gusto vintage di uno zoccolo tradizionale olandese. Il mio gusto estetico personale naturalmente finisce per vedere tutto in tutto, un po’ come un feticcio comunicativo di base che renda assolutamente irrilevante ogni altro mio capo d’abbigliamento. La cosa secondo me funziona benissimo. Mi immagino vestito di tutto punto con un completo di Armani e quegli zatteroni ai piedi. Di moda andavano l’anno scorso, il prossimo anno qualche altra ditta si prenderà maggiori meriti. Naturalmente, quando ho scoperto che il marchio originale (che è diventato il nome stesso della ciabatta) vende i modelli ad una quarantina di euro al pezzo, ho deciso di orientarmi su un paio di imitazioni color verde pisello. Li porto ovunque, e per ovunque intendo sia nel tragitto che va dalla cameretta alla tazza del cesso sia alle cene di famiglia sia a qualche serata trendy. Stanno benissimo con pantalone corto e con pantalone lungo. Colorano la vita. Sono un po’ nu-rave, come concetto. Ma chi se ne fotte. Naturalmente, se preferite, chiamatele con il loro nome.


11 comments
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Luglio 24, 2008 a 6:12 pm
lasuicidasentimentale
questa è una palese scimmiottatura per la quale hai la mia… approvazione e adorazione.
domani te le vedrò ai piedi e ti prenderò per il culo per ore. nel frattempo vorrò provarle e ciabattarci in giro, tanto hai i piedi piccoli.
poi non te le restituirò, malgrado i due numeri più grandi.
così impari
LOL
Luglio 24, 2008 a 6:42 pm
sciain
no, dai.
il giorno che ho saputo che certe brutture avevano il coraggio di venderle a 40 euro, le ho mandate a quel paese in direttissima.
però tu riesci a renderle incredibilmente cul lo stesso, sta cosa non me la spiego.
Luglio 24, 2008 a 7:08 pm
brullo nulla
cristo ma che schifo, hai elencato tutto il PEGGIO del mondo-sandalo maschile in un crescendo grottesco:
- l’infradito
- gli zoccoli da infermiera
- le crocs
ma santocielo, meriti veramente di perdere i piedi in un incidente tipo Pinocchio.
Luglio 31, 2008 a 3:43 pm
diego
io non dimentico.
non dimentico che anche Will Oldham ce le aveva ai piedi, rosse, nell’ultimo concerto che ho visto.
Luglio 31, 2008 a 3:45 pm
giudit
le crocs sono l’oggetto più ripugnante mai creato.
la cosa più agghiacciante è che le indossa anche will oldham.
arancioni.
e comunque se ci vogliamo fare del male…facciamocelo fino in fondo
: http://tinyurl.com/5v5zvw
io adesso mi vado a comprare le tama.
fluo.
esisteranno?
Luglio 31, 2008 a 3:46 pm
giudit
@diego io ero shockata dalle oldham croc.
ho mandato fiumi di sms durante il concerto dallo shock.
Luglio 31, 2008 a 4:08 pm
kekko
il genio di will oldham, del resto, è per gran parte una questione di MISE. non è così?
Agosto 12, 2008 a 7:50 pm
punkwithgun
ahi ahi. da corriere.it:
Austria: banditi gli zoccoli Crocs dagli ospedali
12 ago 19:22 Cronache
VIENNA – Le Crocs, i popolari zoccoli di gomma che hanno avuto un successo mondiale unico, sono stati banditi dagli ospedali austriaci. Secondo alcuni studi, infatti, le Crocs sono pericolose per i ricoverati, poiche’ non sono antistatiche e potrebbero quindi interferire sulla strumentazione di precisione e persino provocare delle esplosioni. Lo ha riferito Peter Woelfl, direttore dei servizi tecnici dell’ospedale municipale di Vienna, precisando che “al momento non abbiamo notizie di incidenti del genere ma questa e’ unamisura preventiva”. (Agr)
Agosto 15, 2008 a 1:57 pm
punkwithgun
again. even worse…
http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/crocs-accuse/crocs-accuse/crocs-accuse.html
Agosto 16, 2008 a 7:15 pm
kekko
BASTA! sono solo fottute falsità
che poi, finchè non sono dannose per le sementi…
Agosto 29, 2008 a 12:13 am
betta
le crocs fanno sudare e di conseguenza puzzare i piedi. provare per credere.