Il mutuo per la casa e le rate dell’auto rendono sempre più infrequente la sana abitudine di fermarmi al bar prima del lavoro e bere un cappuccino non-liofilizzato. La ditta non offre altro, purtroppo: una volta c’era una macchina del caffè con le cialdine Illy, la cosa più piacevole del mio mestiere d’impiegato, poi ha deciso per un upgrade più economico e versatile ma meno gustoso. Io, come contropartita, sono riuscito a disintossicarmi dal caffè e nel giro di un annetto ho smesso anche di addormentarmi nei luoghi pubblici e beccare i conseguenti sfottò di amici e passanti. Mi rimane il piacere di una colazione settimanale al bar o due, quando la fidanzata rimane a dormire a casa mia.
Stamattina la colazione era al bar, insomma. Il bar che preferiamo è schierato a destra in maniera piuttosto imbarazzante (l’imbarazzo io lo vivo soprattutto a colazione): in genere la manifestazione destrorsa-tipo del barista maschio sessantenne è quello di mettere davanti alla mia fidanzata un cappuccino molto più schiumoso ed invitante del mio. Succede regolarmente, non che io biasimi la voglia di fica dei maschi sessantenni, ma nondimeno.
Naturalmente non ho nessuna voglia di rimettermi a discutere su quanto sia ridicola e patetica la campagna bipartisan contro gli extracomunitari in generale e contro cittadini europei in particolare, e quanto sia ridicolo e patetico il modo in cui l’informazione alimenta il sentore di criminalità dilagante (tutto un casino nato per via di un tizio che ha stuprato e ucciso una tizia, cosa mai avvenuta in Italia tra italiani). Sta di fatto che stamattina, mentre una barista donna serve i cappuccini (e il mio per una volta è denso e cremoso quanto quello della mia fidanzata), entra un omaccione (una colonna portante del bar, per capirci) e con fare arrogante ordina un caffè. Mentre sorseggia commenta una notizia di cronaca: pare che un rumeno ed un albanese si siano messi a litigare per questioni legate al calcio. La discussione è degenerata ed è finita a coltellate, e io non ho alcuna intenzione di verificare se la notizia è vera e falsa. L’omaccione manifesta dissenso per la violenza che gli immigrati portano nelle nostre città, ma esprime parziale soddisfazione per via del fatto che ora gli extracomunitari “si uccidono a vicenda” così da non dover più essere espatriati a calci in culo. Io me ne sto lì di fianco ad ascoltare, mentre la barista temporeggia sul resto dei miei cappuccini. La morosina mi guarda severa, come a volermi intimidire: riesce a vedere in anticipo quando ho voglia a rompere le palle alla gente a colazione. Dice che si vergogna quando mi metto ad attaccar briga. Per una frazione di secondo mi contengo, poi non ce la fo. “Eh, non s’è mica mai sentito infatti che due italiani si menano per il calcio”. Risata di due o tre. Il tizio s’incazza visibilmente ed inveisce. “Menarsi ok, ma coltellate proprio…”
Silenzio di tomba. Qualcuno sorride. Qualcuno inizia a mugolare. Decido di portare a casa un pareggio ed evitare coltellate. “Beh, secondo me è sinonimo d’integrazione insomma…”
La gente ride. Una tipa, da dietro: “sì, si adeguano ai napoletani.” Risate fortissime.
Vaffanculo.