insomma le cose stanno così: hai comprato la batteria nuova al mac, di conseguenza ora sei sul portatile modello pc. uno dei due hard disk esterni funziona – quello che puoi collegare al pc per tutta una storia di formattazione che ti sta dando ai nervi ma non hai voglia di travasare 300 gb di musica e film – l’altro hard disk (quello preferito perchè bello, rosso, lucido a forma di mattone gigante della lego) doveva funzionare ora che te l’hanno restituito e sarebbe stato impiegato per svuotare il mac, che sta per scoppiare e che con l’altro hard disk ci parla ma quello non gli vuol rispondere, invece non funziona. ci si è messo anche il nuovo ipod, che anche lui decide di sua sponte con chi vuol comunicare e con chi no. è tutta una confusione di sistemi operativi da aggiornare, cose da formattare, programmi da scaricare, sembra tutto assolutamente inadeguato per colpa della tua a volte maniacale non-curanza. tutto questo è fonte di un’unica ineluttabile considerazione: le cose funzionano sempre e solo a metà.
l’italia va al voto e le cose funzionano a metà, o forse anche meno di metà, o comunque non funziona la metà giusta e tu sei circondata di persone coi sorrisi a metà, sghembe e tristi, rassegnate e che continuano a interrogarsi: “ma che cxxxo, conosco praticamente solo gente che ha votato la metà giusta.. ma dove sta questa più della metà che ha votato la metà sbagliata?”.
ti rendi conto che hai e avete una visione della realtà che è praticamente… una metà.
ti sei incastrata per circa un anno in una storia a metà. poi più della metà d’italia ha votato la metà che piaceva a lui e non a te e tu hai capito che non sopportavi più manco la metà della storia: l’italia ha cambiato governo, tu ti sei data all’autarchia. a una metà di te dispiace molto, l’altra non è ancora stata scrutinata.
il tuo corpo si è ribellato per metà e sei a casa da due giorni.
hai la metà della voglia di fare le cose, che dovresti avere in questi giorni: ad anoressia-da-bere è iniziata la settimana della devastazione mondana, quasi peggio di quella delle sfilate. il fuorisalone è tutto un susseguirsi di “eventi”, feste, concerti, mostre, presentazioni, dimostrazioni, cose inutili in cui gente si raduna sorridendo (a metà, che ad anoressia-da-bere non si sorride mai del tutto, non fa chic) e bevendo e muovendosi e parlando e tutte quelle cose là, giustificate con un qualsivoglia intento artistico-musical-iconico. è l’evento glamour a metà: meno esclusivo della settimana della moda quanto a inviti, più divertente quanto a iniziative. con quel porsi un po’ a metà tra il mainstream e l’alternativo, per dirla come parrebbe andar detta.
per essere in tutti i posti e a tutte le feste dovresti dividerti ogni sera a metà. hai già dato diverse buche a metà degli amici che a questo punto non sai più bene ma, credi ti considerino un’amica a metà. finisci a concerti da ottanta persone di cui la metà non sa perchè è là (forse te compresa) e cedi senza indugi la tua metà di accredito la volta successiva per altro apparentemente più esclusivo e interessante. te ne resti nella tua metà del letto in attesa del sonno che però, sfortunatamente, è anche quello a metà.
stai elaborando con le fide amiche microcelebrity e toiletqueen un decalogo di frasette utili. siete a metà, forse.
1) I tacchi sono uno stato della mente, come miumiu
2) No non sono frangetta, a me il cazzo piace
3) No grazie lo psicologo no, piuttosto compro scarpe almeno una volta a settimana con un’utilità e una soddisfazione immediate decisamente maggiori
4) Non intendo smettere di fumare, apprezzo i lenti suicidi
5) Conosci meglio [inserire nome], [inserire funzione decontestualizzata e/o legata al contesto]
(per esempi concreti vedere l’ultima campagna sui “personaggi” su myspace. n.d.a. sì, più di una di noi ci fa anche i soldi per comprare le scarpe di cui al punto 3 con roba così)
la nuova batteria del mac è finalmente esaurita, ora puoi chiudere tutto e mettere in carica da spento, così che si riempia abbondantemente oltre la metà.
che fai concludi sempre con la solita metafora tecnologica?
in questo post c’è la metà di quel che volevi dire, l’altra metà è nel titolo

13 comments
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Aprile 16, 2008 a 7:53 am
kekko
(r)
Aprile 16, 2008 a 10:32 pm
Thomas
Forse perché l’altra metà, quella giusta, è fuori a lavorare dalla mattina alla sera, invece di sparare ideologie a destra e a manca…
Aprile 17, 2008 a 12:07 am
lasuicidasentimentale
in realtà come sempre qui si discute di giusto e sbagliato solo nella misura dei sentimenti soggetivi rispetto a quel che capita a chi è egocentricamente protagonista di tutto questo… nonchè un’esibizionista non da poco. ribadiamo l’adagio del kekko che è ormai nostro mantra: “giusto e sbagliato sono categorie ontologiche desuete”.
l’unica ideologia contemplata è quella del look giusto nel posto giusto, il qui presente limitato cervello femminile di più non riesce ad elaborare. l’ideologia è morta quando ho comprato la mia prima camiciola prada.
concordo comunque, non mi permetterei di dissentire. essere la parte non giusta d’altro canto impone che si venga considerati come esseri che trascorrono le giornate nell’inedia totale comprando scarpe.
ah, che bella la distinzione dei ruoli, qualsiasi essi siano!
grazie per l’ottimo commento e la possibilità di replicare.
lasuicidasentimentale
Aprile 17, 2008 a 5:33 pm
umb
io più che di metafora tecnologica, parlerei di metafora biologica nascita-crescita-morte.
Aprile 17, 2008 a 5:36 pm
lasuicidasentimentale
la cosa che mi preme sapere a questo punto è… io in che fase sono?
Aprile 17, 2008 a 8:09 pm
Thomas
Sempre molto umilmente, secondo me, le categorie ontologiche desuete non sono quelle del giusto o sbagliato, ma quelle del vero e del falso. Naturalmente è solo un’opinione…
Aprile 18, 2008 a 2:07 am
lasuicidasentimentale
la verità è quella che ci scegliamo per poi raccontarla a noi e agli altri. la narrazione è il centro di tutto. stesso dicasi per il falso.
vero e falso… sono punti di vista. il realismo è ciò che ci accompagna.
tutto ciò sempre, ovviamente, umilmente. dal nostro piccolo cervello di donne.
lasuicidasentimentale
Aprile 18, 2008 a 10:10 am
kekko
beh ad essere sinceri tutte le cose di cui si pensa/parla sono desuete. altrimenti non se ne penserebbe/parlerebbe. siamo indietro.
Aprile 21, 2008 a 1:43 am
umb
@Thomas
perdona ma il giusto e lo sbagliato non sono categorie ontologiche ma al limite connotazioni di natura etica. A me sembra che il conflitto qui sia tra essere e voler essere e non tra essere e dover essere. Mi sbaglio?
Aprile 21, 2008 a 11:48 am
lasuicidasentimentale
direi che ti sei risposto da solo qualche minuto fa, caro umb:
ma quella persona? says:
no perche se iniziamo a non distinguere dimensione etica da questione ontologica
ma quella persona? says:
siamo alla frutta
oh sì. ma forse era una domanda retorica.
essere-in-transizione direi.
ma io sono quella delle scarpe gialle non è che posso ragionare a questi livelli.
e poi piove da due giorni….
lasuicidasentimentale
Aprile 21, 2008 a 11:53 am
kekko
@umb
non saprei se GIUSTO o SBAGLIATO non siano categorie ontologiche, dipende dall’accezione. Ad esempio se fossero, non so, ristoranti, tipo Trattoria Giusto e/o Osteria Sbagliato. Oppure ovviamente è da considerare ponendosi il quesito che Giusto e Sbagliato SIANO categorie ontologiche o attributi di derivazione etica, diventano categorie ontologiche. L’essere è una gran inculata.
Aprile 23, 2008 a 10:34 am
umb
@kekko
mi sembra una gran inculata anche il non-essere, per cui: Coincidentia oppositorum…
Aprile 24, 2008 a 7:52 am
kekko
mah guarda per me il non-essere è essere